Quel che di buono si era ascoltato nell'album di esordio Picture book, viene qui ripreso ed elaborato con un nuovo stile, confermando le doti di una band riuscita sotto tutti i punti di vista, creativo, tecnico e anche commerciale. Tutti i brani contenuti in Men and women sono orecchiabili, divertenti, da ballare o fischiettare e appaganti anche da un punto di vista lirico, dal momento che i testi trattano argomenti interessanti e non banali, a sfondo romantico ma anche sociale.
Colpisce l'esecuzione, impeccabile, studiata nei dettagli, i musicisti non si limitano a suonare i pezzi ma li interpretano cercando di dare un tocco personale, aspetto questo che rende i Simply Red un gruppo musicale più raffinato dei tanti altri loro simili. E` proprio questo che li rende una band a tutti gli effetti. L'invadente presenza di un cantante eccezionale come Hucknall rende fatalmente difficile la vita agli altri componenti, i quali infatti finiranno col vivere alla sua ombra. Questo triste destino però ancora non si vede in questo disco, il gruppo è compatto e ogni sua parte dà il meglio di sé, cosa che infatti porta a un ottimo risultato. Lo stesso non si può dire per i lavori seguenti, nei quali la coesione dei Simply Red si perde, portando a un peggioramento della qualità e paradossalmente a un maggior successo di pubblico.
Anno di pubblicazione: 1987
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MEN AND WOMEN - Simply Red
IN CONCERTO, VOL. 1 e 2 - Fabrizio De André, P.F.M.
Quello che può essere considerato uno dei migliori dischi live mai pubblicati è prima di tutto il risultato di un connubio eccezionale, un risultato il cui successo è proprio dovuto al fatto che il pubblico era infine pronto per esso.
L'eccezionale profondità lirica di De André infatti trova il suo completamento musicale nel rock progressivo della P.F.M., il quale non si limita ad accompagnare i celebri brani del cantautore genovese ma li sostiene, li amplifica, li proietta in una nuova dimensione, facendo acquistare ad essi un'energia e un impatto travolgenti. Fu la migliore dimostrazione di quanto la musica italiana, quando ben condotta, potesse tranquillamente stare al pari dei mostri sacri che al tempo imperversavano a pieno diritto sulla scena internazionale.
Ciò che stupisce più di tutto è la straordinaria compiutezza di questa opera, ancora più considerando il fatto che è stata eseguita su un palco davanti a un vasto pubblico. Il poeta e menestrello, delicato e romantico, che attraverso le casse dell'impianto stereo si introduce in casa nostra quasi in punta di piedi, chiedendo permesso, come avesse paura di disturbare, viene improvvisamente montato in spalla da un gruppo di ragazzacci i quali, dando fiato alle trombe con l'irruenza del rock, scuotono l'ascoltatore, inducendolo a sentire non più solo con le orecchie della mente e del cuore ma anche con quelle delle mani, delle braccia, della pancia, di tutto il corpo.
La magia è compiuta: la delicatezza della poesia, la potenza del rock, mischiate in dosi misurate, amalgama perfettamente riuscito, arte allo stato puro.
Anno di pubblicazione: 1979
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THE CITY - Vangelis
Il fascino di una metropoli è quello di un essere vivente immenso e dai mille volti. Infiniti stimoli si offrono a chi si sofferma nel contemplarla. Se si ha l'occasione di osservarla con distacco, dall'esterno, senza venirne coinvolti, se ne può carpire l'essenza. Vangelis lo ha fatto, guardando una città in una giornata normale, come si comporta, come cambia col passare delle ore, le luci e le ombre che la illuminano e la oscurano.
Utilizzando suoni sintetici ottenuti dagli stessi rumori della metropoli, Vangelis descrive la giornata tipo di questa grande creatura, scrivendo dei pezzi in grado di trasportare chi ascolta nelle strade ancora deserte alle prime luci dell'alba, nell'ordinato andirivieni del mattino lavorativo, fino all'iper attivo centro affaristico, per poi spostarsi verso il sazio relax serale e la seducente notte brillante.
Vangelis è geniale nella sua espressività, evocativo e dinamico, malinconico e attraente. Un affresco dei tempi contemporanei, straordinariamente efficace.
Anno di pubblicazione: 1990
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LUNA MATANA - Lucio Dalla
Nel percorso artistico di un musicista, se c'è un reale interesse per la Musica in quanto tale, si arriva prima o poi a cercare nuovi stimoli, nuove idee, nuove direzioni. Se si possiede l'impagabile dono della curiosità, del desiderio di scoprire, non ci si può esimere dalla ricerca del nuovo.
Lucio Dalla, da par suo, non fa eccezione. Se da un lato ha saputo sfornare brani dotati di liriche vincenti, dall'altro è anche vero che il suo talento non può limitarsi a restare imbrigliato in sentieri già tracciati e percorsi innumerevoli volte. Viene così fuori la vena sperimentale, quella di chi sa e vuole fare musica davvero, che non si accontenta di mettere insieme due note ed ecco, la canzonetta è bella fatta.
Luna Matana è il risultato di un lavoro che va al di là di quanto visto in passato, è evidente lo sforzo compiuto dal cantautore bolognese nella ricerca di nuovi stili, nell'utilizzo di suoni innovativi, nelle strutture raffinate dei brani e nella ricercatezza dei testi. Ne esce un disco che richiede un ascolto più attento di quello che si riserverebbe a uno "normale", le cui peculiarità vengono fuori solo dopo numerosi ascolti.
Si può parlare di una maturità artistica di Dalla che però non lascia pensare che si tratti di un punto di arrivo, dell'apice della parabola oltre il quale non si potrà più andare. Al contrario, la sensazione netta è che questa sia addirittura una prova generale, un test per saggiare le vere potenzialità dell'artista, il quale sembra finalmente sciogliere i nodi di una corda che lo teneva imbrigliato e infine partire alla ricerca di nuovi lidi.
Insomma, Luna Matana sembra essere l'inizio di un nuovo corso, quello più congeniale a Dalla, quello che davvero fa emergere la sua caratura artistica e che fa capire come questo lavoro sarà il primo di una lunga serie. Ottimo antipasto per un banchetto che si preannuncia lungo e gustoso.
Anno di pubblicazione: 2001
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LOVE SONGS - Elton John
La forza di Elton John sta nel saper trovare sempre la via più diretta al cuore di chi ascolta. Non riguarda solo i testi ma anche la musica. Difficile, dopo aver fatto girare un suo disco qualche volta, non trovarsi a fischiettare questo o quel brano.
Questa piccola magia riesce grazie all'inesauribile creatività dell'artista inglese, nonché alla notevole preparazione tecnica, sia dal punto di vista dello strumento (il pianoforte) che della voce, grazie alla quale i suoi pezzi hanno quel qualcosa in più che li distingue dalle solite canzoni d'amore prodotte dall'industria discografica.
La canzone d'amore infatti non deve necessariamente essere banale. L'argomento è senza dubbio inflazionato, non v'è artista che non si sia sentito in dovere di dire la sua in materia. Tuttavia c'è spazio per chi vuole distinguersi e Elton John è uno che sa farlo.
La sua musica è sempre raffinata, come sa bene chiunque abbia tentato di cimentarsi nell'esecuzione, dietro un motivo orecchiabile e apparentemente semplice si nasconde sempre una scelta tecnico-stilistica ricercata, proprio ciò che rende interessanti le sue canzoni.
In questa raccolta le "love songs" sono tutte così, facili ma non scontate, la magia è riuscita ancora.
Anno di pubblicazione: 1982
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PARADISE LOST - SymphonyX
Questa volta mi devo sbilanciare. La situazione lo richiede.
Ebbene sì, ci troviamo di fronte al gruppo power metal DEFINITIVO. La potenza del metallo qui trova veramente la sua massima espressione, non si può chiedere di più. L'epica, la lirica, l'energia, unite a una tecnica esecutiva ai limiti del possibile portano i SymphonyX al vertice di questa espressione musicale. Ma è necessario andare ancora oltre. Un gruppo come questo non può rimanere costretto all'interno di una scatola sonora riprodotta da un impianto stereo, per quanto di qualità. E nemmeno il palco di un palazzetto dello sport rende giustizia alla loro arte.
Il posto giusto per i SymphonyX, signori, è il teatro dell'opera. Perché questa è la nuova espressione della lirica. I grandi capolavori che i maestri dell'Ottocento mettevano in scena trovano qui la loro discendenza, l'Opera lirica tratteggiata dalle forme espressive più sublimi che il metallo al giorno d'oggi è in grado di offrire.
L'heavy metal ha subito una trasformazione nel corso dei suoi ormai lunghi anni di onorata carriera. L'evoluzione che ha subito trova in gruppi come i SymphonyX l'espressione più perfetta. Libero da ogni costrizione di genere, Paradise Lost racchiude in sé un racconto, una storia epica che viene illustrata con una musica adeguata, in cui le contaminazioni "prog" costituiscono la spina dorsale di una struttura granitica ed esplosiva. Ne esce una vera e propria opera lirica, che per essere eseguita a dovere necessita di un'orchestra sinfonica, di un coro e di un corpo di ballo che possa coerentemente rappresentare ciò che chitarra, basso, batteria, tastiere e quell'incredibile prodotto della natura in forma vocale che è il cantante Russell Allen sono in grado di produrre. Ma mi guardo bene dal dare preferenze perché non se ne possono avere per questo quintetto di maestri.
Insomma, li abbiamo ascoltati nel nostro soggiorno, li abbiamo applauditi davanti al loro palco, è giunto il momento di alzare un nuovo sipario.
Anno di pubblicazione: 2007
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BLADE RUNNER - Vangelis
Il genio creativo di Vangelis raggiunge in questo album uno dei suoi vertici più alti. Uscito con notevole ritardo rispetto alla prima proiezione dell'omonimo film nelle sale cinematografiche, ne accompagna la seconda uscita, quella del director's cut, dando finalmente soddisfazione ai tanti fan che da anni ne chiedevano a gran voce la pubblicazione.
Non si può negare che buona parte del successo della pellicola deva esssere attribuita all'azzeccata colonna sonora dell'artista greco che ha saputo cogliere le atmosfere drammatiche, oniriche e cupe dell'ambientazione fantascientifica di Blade Runner. Molte sono le tracce che fanno ormai parte dell'immaginario collettivo, a partire dal celeberrimo “end titles”, la cui forza espressiva comunica tutto il dramma del film, il senso di urgenza, la corsa della fuga dal destino. E poi c'è l'opulenta “main titles”, grandiosa overture, con le famose fiammate che illuminano il tetro cielo di Los Angeles, “Love theme”, romantica e palpitante, “Blade Runner blues”, malinconica e disperata, fino alla struggente “memories of green”, vero capolavoro di Vangelis, dove un pianoforte scordato letteralmente piange note, ricordando un passato fatto di verdi speranze, naufragato però in un nero presente.
Si tratta di un disco che va oltre la semplice colonna sonora, poiché non si limita a dare un commento al film ma ne rappresenta parte integrante e come tale vive di vita propria, anche estrapolato dal contesto, ricco di una carica espressiva in grado di renderlo un'opera indipendente di rara bellezza.
Anno di pubblicazione: 1994
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